Libri per ragazzi #167: L’Ickabog

J. K. Rowling, L’Ickabog

ickabog j.k.rowling illustrazione

Parlare di questo libro è difficile.

Perché si tratta di un libro geniale, quasi all’altezza di Harry Potter, mentre d’altro canto la ben nota autrice sembra aver fatto affermazioni un po’ sconcertanti, un po’ politicamente scorrette, su cui comunque non sono informata abbastanza per poterne parlare.[1]

E invece questo libro sembra essere un inno al rispetto per ogni diversità, inclusa quella di genere (basti pensare che l’Ickabog sembra non avere genere, tant’è che il genitore Ickabog non è mother father, ma solo Icker).

E per di più è un libro adatto ai tempi (per quanto, secondo la Prefazione, è stato scritto negli anni precedenti), che mette in scena manipolazioni politiche, crociate d’odio, tirannie e sfruttamenti del popolo (e tasse!) che non ci sembrano così lontane e che al tempo stesso sono perfette in una fiaba classica, una fiaba per bambini ambientata nel Regno di Cornucopia.

E così L’Ickabog diventa in tutto e per tutto una fiaba, una di quelle in vecchio stile, in cui si parla al popolo per metafore, si mette in scena la realtà stessa e dunque, proprio mentre siamo attaccati da un mostro invisibile (il virus), ci presenta un mondo in cui il mostro invisibile è l’Ickabog e c’è chi dice che è solo una leggenda, che non esiste e invece c’è chi dice che esiste, ma sfrutta quest’idea per tenere il popolo nella paura…e il lettore stesso rimarrà nell’incertezza proprio fino alla fine.
(Ma attenti, complottisti di tutto il mondo, il libro non va affrontato come una metafora letterale!)

La verità è che Cornucopia, all’inizio della storia, è un regno felice con due soli problemi, nessuno dei quali è letale: la monarchia e l’indifferenza.

La monarchia, non in sé e per sé, ma in quanto guidata da un re debole e vanesio, manipolabile (Teo autodefinitosi il Temerario) che ha come migliori amici due scansafatiche, astuti, avidi mascalzoni che lo manovrano come un burattino (Flappone e Scaracchino), be’, questo è il problema principale.

Ma c’è un secondo problema: le Paludi. Nelle Paludi, in cui la leggenda dell’Ickabog è più nota, gli abitanti vivono male e in povertà…ma gli abitanti del Regno di Cornucopia se ne disinteressano e trattano i Paludesi come se fossero degli esseri un po’ inferiori, da compatire, rozzi, ignoranti e creduloni. Insomma, gli abitanti di Cornucopia erano indifferenti.

E questa indifferenza, di per sé, non avrebbe creato danni di proporzione nazionale, se non fosse stato per il primo problema di cui sopra….che diventa un problema enorme a seguito di un minuscolo avvenimento: la morte di una sarta.

ickabog j.k.rowling

Morte che mette in luce la vanità del re, il suo egoismo e il suo disinteresse, tali da far lavorare una donna malata fino alla morte. Ovviamente la corte, accondiscendente e adulatoria, non dice niente, ma la figlia della sarta, Margherita di Maggio, non si trattiene e il re, quando viene a sapere che è stato definito “egoista, vanitoso e crudele” da una bambina, decide di dimostrare il suo valore andando nelle Paludi a caccia dell’Ickabog, essere leggendario che, a detta di tutti, non esiste.

Le cose, però, non vanno come previsto e Scaracchino e Flappone ne approfittano per instaurare una messa in scena in grado di mettere in ginocchio il Paese e arricchirli come non mai. Bugia dopo bugia, una truffa dopo l’altra, la cosa più triste non è vedere il popolo, anzi il Paese stesso che si impoverisce, ma vedere il re che, pur essendo anche lui truffato e vittima, è consapevole di essere complice di un inganno ai danni del popolo e si racconta da solo che non sta facendo niente di male e si chiude nella sua bolla di ingenuità.

Ma come in ogni fiaba che ci rispetti i veri protagonisti sono due bambini, Robi Raggianti e Margherita Di Maggio, figli rispettivamente del Maggior Raggianti (morto in circostanze misteriose nella prima caccia all’Ickabog) e della defunta sarta di cui sopra.

I due sono giocoforza molto coinvolti e saranno loro ad avviare la rivoluzione che cambierà tutto, anche se, bisogna dirlo, si tratta di un’azione collettiva – l’intero libro, a onor del vero, è molto corale: sì, ci sono dei protagonisti, ma sono molti e ciascuno dà il suo contributo alla storia.

Inoltre proprio alla fine, quando il lettore credeva di aver capito tutto, avviene un cambiamento che sconvolge le cose…un abile colpo di scena che modifica la dinamica della storia.

Vanità, egoismo, avidità, indifferenza, manipolazione politica (e politica in genere), in qualche modo i diritti dei lavoratori (la madre di Margherita muore perché non adeguatamente tutelata sul luogo di lavoro), la capacità di giudizio (del re, del popolo credulone), la menzogna e l’imbroglio, oltre a tutta la questione valoriale: questi sono solo alcuni dei temi presenti nell’Ickabog[2], che, come una fiaba al contempo moderna e senza tempo, ci parla in moltissimi modi della vita di ogni giorno, senza risparmiarci morti importanti o situazioni terribili.

La cosa che più mi ha turbato, però, al punto che una sera ho dovuto lasciare perdere il libro e fare altro (a volte capita!) è la verosimiglianza, pure nella finzione, della situazione politica: tirannide, repressione, omicidi, rapimenti, divieto di ogni libertà d’espressione, tutto è rappresentato così bene e così limpidamente da far rabbrividire.

D’altro canto, la salvezza finale arriva grazie all’amicizia di alcuni bambini, che con lealtà. bontà e coraggio riportano la speranza e svelano gli inganni, restituendo al popolo la possibilità di discernere i buoni dai cattivi e di fare ciò che è giusto.

È un libro ricchissimo, anche per un pubblico più adulto di quello a cui è dedicato: un lettore più grande, con una chiave di lettura diversa, può trovare moltissimi spunti ne L’Ickabog.

Chi sono i veri mostri?

Cosa dicono di noi i mostri che evochiamo?

Postilla sulla traduzione.

Considerando quanto è stata problematica la traduzione dei nomi dei personaggi e dei luoghi nei volumi della saga di Harry Potter[3], una riflessione sulla traduzione di questo libro è d’obbligo.

Innanzitutto, L’Ickabog è stato pubblicato per la prima volta online durante la prima ondata della pandemia, durante il lockdown, in contemporanea in lingua originale e in italiano, pertanto la traduzione dell’Ickabog è stata fatta in corso d’opera.

Incuriosita dal fatto che i noi italiani evochino in tutto e per tutto le nostre vecchie fiabe (e non abbiano nemmeno un vago richiamo all’originale inglese), sono andata a controllare i nomi originali, per vedere come i traduttori fossero giunti alla scelta dei nomi. 

Nella pagina wikipedia dell’Ickabog in lingua inglese ho trovato i nomi originali dei personaggi:

  • King Fred the Fearless che diventa Re Teo il Temerario. Il cognome, dunque, viene tradotto e il nome viene scelto per assonanza con il cognome, come nell’originale
  • Lord Spittleworth: Scaracchino, che evoca lo sputacchiamento esattamente come l’originale
  • Lord Flapoon: che diventa Flappone. Immagino che entrambi i nomi evochino l’idea di “fiappezza” e gonfiore insieme.
  • Captain Roach e il figlio Roderick Roach: Capitano Blatta e Bernardo Blatta, ancora una volta una traduzione letterale del cognome, a cui si aggiunge un nome allitterante
  • The Beamishes:  la famiglia Raggianti, in cui la madre Bertha diventa facilmente Roberta e il figlio Bert diventaRobi (l’allitterazione viene spontanea modificando di poco i nomi.
  • Goodfellow che diventa Buonuomo, peraltro cognome esistente in italiano
  • Ma Grunter che diventa Ma’ Grugna, simile all’originale e al contempo evocativo.
ickabog jk rowling

L’unica traduzione di cui non avevo ben chiara la motivazione era The Dovetails, che in lingua italiana diventano la famiglia Di Maggio (Dan diventaMichele, Dora diventa Maddalena e Daisy diventaMargherita, mantenendo così l’allitterazione e facendo, nel caso di Daisy, una traduzione letterale).       Dovetails significa letteralmente “coda di rondine ”, termine che sta a indicare il tipico incastro a coda di rondine e che quindi richiama il mestiere del padre di Margherita, carpentiere. Dunque non capivo perché fosse stato scelto il cognome Di Maggio, dunque, dopo una breve ricerca, ho scoperto che la traduttrice del libro, Valentina Daniele, ha un sito web in cui ho potuto commentare e chiedere direttamente a lei il perché di questa scelta (trovate il mio commento e la sua risposta super gentile a questo link: https://valentinadaniele.com/traduzioni-per-ragazzi/).

Oltre a raccontarmi come il lavoro di scelta dei nomi sia stato frutto di un lavoro collettivo, mi ha anche detto che, per la traduzione di dovetails, più che il riferimento al lavoro del padre di Margherita, si è tenuto conto del riferimento alla primavera e si è scelto un cognome che mantenesse l’allitterazione con Margherita, il cui nome è la traduzione esatta di Daisy (che è il fiore margherita).

Le illustrazioni – Il torneo

Da ultimo, una postilla sulle illustrazioni: durante la pubblicazione online, J.K. Rowling ha indetto un concorso per giovani artisti, in cui si invitavano bambini dai 7 ai 12 anni a illustrare L’Ickabog. Molte delle illustrazioni sono state pubblicate online e hanno partecipato al torneo per l’illustrazione dell’edizione stampata del libro. Il libro, dunque, è illustrato dai disegni che hanno vinto il torneo italiano, che accompagnano gradevolmente la lettura. Un’iniziativa molto bella che coinvolge i più giovani e li fa sentire più vicini al libro.

(Salani 2020)

[1] Una situazione simile mi è già successa, leggendo i libri di Silvana De Mari, in particolare la saga degli Ultimi, che ho letto, ma che non trovate qui recensiti. L’autrice ha fatto affermazioni a dir poco sconcertanti, forti e spesso non condivisibili…si è espressa su molti temi controversi e ha dichiarato la sua opinione, che non solo è controcorrente, ma a volte risulta addirittura offensiva. Eppure i suoi libri ci parlano di tolleranza, di accettazione e sì, ci parlano anche di politica (si tratta pur sempre di una saga epica, ci sono guerre fra uomini e uomini, uomini e elfi, uomini e orchi), ma sempre suggerendo il rispetto per le abitudini altrui. Sono libri ben scritti e che aiutano i lettori a vedere il mondo con occhi diversi, che insinuano il dubbio su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, che insomma instillano nel lettore la curiosità verso l’Altro e il desiderio di riflettere, di pensare. Come conciliare tutto ciò con le affermazioni dell’autrice? Non lo so. 

[2] In questo sito (http://thinka.it/l-ickabog-j-k-rowling-2020/) si trova un’analisi accurata dell’Ickabog, che mette in evidenza tutti i temi trattati: l’autore dell’articolo ne evidenzia veramente tanti!

[3] Prima tradotti come un libro per bambini, con nomi che risultassero evocativi anche per un lettore che non ha conoscenze della lingua inglese, poi, nonostante i nomi italiani fossero già passati nei film e quindi nella cultura generale, ritradotto mantenendo alcuni nomi in lingua originale e ritraducendone altri per una maggiore fedeltà all’originale…con grande disappunto di molti lettori della prima ora.

6 Replies to “Libri per ragazzi #167: L’Ickabog”

  1. Domandone: guardando un video di Miss Fiction Books sugli “autori problematici” e su quali siano le scelte del lettore di fronte ad autori che hanno espresso opinioni discutibili o offensive, si è parlato pure della Rowling. Io sono sempre in dubbio sul come comportarmi nei confronti di scrittrici e scrittori che hanno idee o esprimono pensieri che limitano o giudicano negativamente altri. Cosa ne pensi? Cioè, è giusto leggere e commentare autori problematici? Bisogna separare opera e autore?

    1. Come dici tu è problematico e anch’io sono sempre in dubbio su come comportarmi… Diciamo che in alcuni casi, separando opera e autore, ne escono due ritratti completamente diversi, perciò cerco sempre di leggere l’opera e di giudicare quella, a prescindere dall’autore, ma so che moralmente non ha molto senso…se uno la pensa in un certo modo, le sue opere dovrebbero riflettere quello che pensa, mentre a volte sembra di trovarsi davanti a un contraddittorio! Tu cosa ne pensi?

      1. Non so, sono sempre combattuta, almeno sugli autori che mi sono piaciuti. Per esempio con Silvana De Mari – ne avevamo già parlato – ho letto tutta la pentalogia, ma solo dopo ho scoperto le sue posizioni omofobe e altra roba che mi ha fatto accapponare la pelle. Da quel momento non riesco proprio a leggerle nulla di suo; è un limite mio, sicuramente. Nel suo specifico caso mi sentirei in colpa a consigliare i suoi libri ai bambini, nonostante soprattutto il primo sia eccezionale. Ma il pensiero che l’autrice sia una persona che esprime idee d’odio e false su diversi argomenti per me è un enorme limite. Di altri autori, per esempio la Rowling, sono meno critica, più che altro mi infastidisce il tentativo di presentarsi vicina alla community LGBTQ+ e poi ritwittare roba contro le persone trans. Ma in quel caso io pregherei solamente che qualcuno di buon cuore le tolga l’account twitter.

      2. Guarda, in effetti anch’io, nonostante abbia amato l’ultimo elfo, non l’ho recensito, anche se devo dire che in biblioteca l’ho consigliato ad alcuni ragazzi che mi sembravano adatti a quella lettura… Per la Rowling sì, anch’io avevo pensato la stessa cosa😅: sia per le sue opinioni non richieste, sia per le postille aggiunte sui personaggi della saga che poi diventano canon anche se non ci sono nei libri (e scontentano più persone di quelle che accontentano), qualcuno le tolga Twitter e non ne parliamo più!

      3. Vero? Ed è un peccato per la Rowling perchè alla fin fine nessuno aveva fatto un dramma sulla mancanza di diversità in HP, invece aggiungendo dettagli diventa tutto buttato lì alla piripicchio!

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